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PREVENZIONE DELLA FATICA MENTALE III

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di Diego Polani - psicologo

fig. 4 (schema del grado di percezione visiva di uno stimolo luminoso)

Molte sono le ricerche dal punto di vista anatomo funzionale per quanto riguarda l'aspetto strettamente fisiologico dell'irrorazione sanguigna cerebrale. Basti sapere che alcuni autori avevano constatato come, dopo prolungato affaticamento dovuto alla guida di un'autovettura, invece che trovare un peggioramento della visione mesopica ed un conseguente allungamento del tempo di riadattamento, dopo l'abbagliamento, si aveva un miglioramento di essi: esattamente mentre, al contrario, tutte le altre funzioni considerate in quell'indagine (frequenza cardiaca, pressione arteriosa, tempi di reazione, etc.) avevano subito un andamento peggiorativo. Tali autori avevano ipotizzato che, essendo il guidare un'autovettura un'attività che richiede un modesto dispendio di energie fisiche a scapito dell'attenzione che prevede un impegno costante, questo comporta, di conseguenza, un'aumentata richiesta di ossigeno da parte dei tessuti cerebrali con la conseguenza di un aumento della frequenza cardiaca, e, probabilmente, con un ampliamento del letto vascolare cerebrale; perciò ne consegue una migliore irrorazione sia della retina che dell'area cerebrale.

La risposta iniziale verso un fattore di stress è quindi una reazione del Sistema Nervoso Simpatico: similmente notiamo un processo simile a livello del sistema visivo. La reazione iniziale si traduce nel comando all'accomodazione nel posizionarsi in un punto dello spazio più lontano rispetto a quello che si avrebbe in condizioni di equilibrio. La tendenza a posizionare l'accomodazione più lontano nello spazio, in relazione al processo di "identificazione", di cui è parte, e al processo di "centraggio", crea una dissonanza interna che l'organismo cerca in qualche modo di risolvere conciliando la discrepanza fra l'azione del meccanismo di accomodazione e quella del processo di identificazione per ottimizzare energie e rendimento.

Studi più recenti sembrano attribuire ai processi di inibizione corticale la fonte principale dello sforzo durante le attività attentive. Si è ipotizzato che in persone sottoposte al medesimo tipo di stress, con reazioni differenti nel modello e nel tempo, utilizzano una strategia di decision-making, correlata con il comportamento percettivo e riflessa in molti altri stili operativi, indicando, come principali fattori di stress, l'atteggiamento e lo stato d'animo dell'individuo, la sua predisposizione, il suo stato mentale prima e durante lo svolgimento dell'impegno visivo.

Un soggetto normale guardando una superficie illuminata intermittentemente, e con ritmo lento, può percepire periodi di luce alternati a periodi di oscurità. Se la frequenza del ritmo aumenta si arriva ad un punto in cui il soggetto non distinguerà più i periodi di oscurità, ma avrà una sensazione di luce continua. Questa sensazione di luce oscillante ritmicamente viene indicata col termine "farfallamento" o più comunemente "Flicker". Se aumentiamo ulteriormente la frequenza con la quale vengono presentati i periodi di luce e di oscurità, le oscillazioni di intensità scompare e la superficie osservata appare illuminata da una luce continua di intensità costante. In questo caso abbiamo una fusione completa degli stimoli luminosi successivi. La minima frequenza di questi stimoli intermittenti (numero degli stimoli per secondo) durante la quale viene raggiunta questa fusione è indicata col termine di "frequenza critica di fusione" e si utilizza per misurare e caratterizzare il fenomeno (fig.4).

Essendo l'occhio embriologicamente un'estroflessione del cervello possiamo dire che le eventuali variazioni di ossigenazione del tessuto retinico sono legate alle medesime variazioni del sistema circolatorio cerebrale.

In occasione di vari collegiali effettuati con il Granfondo e con i subacquei ho riscontrato che effettivamente, una volta stabilita la misurazione basale di frequenza critica di fusione, le misurazioni che venivano espresse dall'utilizzo della macchina erano predittive e funzionali per il tecnico federale. Infatti tramite l'incrocio delle analisi soggettive ed obiettive effettuate dagli atleti dopo gli allenamenti, si dimostrava con un buon grado di precisione lo stato allenante dell'atleta, ossia se la sessione di allenamento aveva prodotto una sorta di supercompensazione oppure se vi erano tracce di inibizione. Nello stesso tempo l'analisi effettuata prima degli allenamenti evidenziava lo stato eventuale di fatica mentale; in questo caso la fatica poteva essere indicatrice di rischio di superallenamento oppure indicatrice di uno stato di noia e quindi di non partecipazione attiva all'allenamento. In ogni caso l'allenatore aveva la possibilità di comportarsi adeguatamente strutturandosi in base alle informazioni ricevute.

Sulla base degli studi effettuati da vari autori, e sulla base dei risultati ottenuti dall'utilizzo della macchina in occasione dei collegiali effettuati con la Nazionale Italiana di Nuoto di Granfondo e con le Nazionali Italiane del settore Subacqueo della F.I.P.S.A.S. si può dire che è stato dimostrato che:

•1)    esiste un rapporto fra impegno mentale e variazioni del flusso sanguigno cerebrale;

•2)    esiste un rapporto tra impegno mentale e frequenza critica di fusione oculare.

Pertanto, alla luce dei risultati ottenuti, crediamo di poter affermare che l'esame della frequenza critica di fusione oculare, grazie anche alla semplicità ed alla praticità dell'apparecchio utilizzato, è un metodo di indagine valido e predittivo per valutare gli effetti dell'allenamento ed i casi di futuro superallenamento. L'utilizzo di questa strumentazione in correlazione con alcuni dati fisiologici (lattato e frequenza cardiaca) ed altri dati psicologici (autovalutazione alla fatica e controllo dello stress tramite biofeeedback) può stabilire durante gli allenamenti lo stato di fatica mentale dell'atleta al fine di fornire al tecnico un'ulteriore informazione per la seduta di allenamento. Non solo, se utilizzata in maniera continuativa prima e dopo l'allenamento, in determinati periodi dell'anno, può aiutare il tecnico a verificare il livello di supercompensazione. In poche parole si può individuare se l'allenamento ha prodotto i risultati richiesti o se l'atleta ha lavorato in stato di inibizione.

 

18/01/2010 22:55 ucha #. sin tema

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